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Premiata e apprezzata, la pianista spazia da Debussy a Satie, creando eventi in cui musica classica, jazz e teatro si incontrano in armonia.

Fonte: DiTutto
Lisa Bernardini / Roma / Febbraio

Una pianista raffinata, e di cui si parla sempre più nel panorama musicale contemporaneo: Daniela Reboldi. Si forma come pianista classica laureandosi in pianoforte sotto la guida del Maestro Marco Giovanetti e perfezionandosi con il Maestro Daniele Alberti, con il Maestro Alexander Lonquich e la pianista statunitense Eve Wolf. Il suo repertorio spazia dalla musica barocca fino al simbolismo espressionista di Debussy e alle avanguardie di Satie e Saint Saëns. Artista eclettica, si dedica anche al teatro come accompagnatrice pianista. Si esibisce non solo come solista ma anche nel “Duo Euridice” composto da pianoforte e contrabbasso. Affianca, ad un’intensa attività didattica nel suo Atelier artistico alla pendici del Monte Maddalena, nel cuore verde di Brescia con vista sull’intera pianura padana, esibizioni in prestigiose sede nazionali e internazionali. Nel 2024 si è esibita in un concerto in onore della vincitrice del Premio Strega 2024, Donatella Di Pietrantonio, all’Isola d’Elba, e a novembre scorso ha ricevuto due importanti premi: il Fontane di Roma ed il Sanremo Music Award, a riprova che del suo talento se ne stanno accorgendo da più parti.

Come l’incontro con figure come Alexander Lonquich ed Eve Wolf ha influenzato il suo approccio interpretativo e il suo modo di intendere la musica pianistica?

Alexander Lonquich e Eve Wolf, tra le altre, sono state figure rilevanti nella mia formazione artistica, seppure per motivi diversi. Il Maestro Lonquich, che ho conosciuto ad appena 13 anni e che affianca ad un’intensa carriera concertistica un’altrettanto intensa attività didattica, certamente mi ha ispirato riguardo la solidità della tecnica, l’importanza del fraseggio, della precisione del movimento, della contestualizzazione del repertorio e conseguentemente della sua interpretazione. Un impatto, il suo, che deriva dalla grande tradizione musicale europea dove la sapienza del tocco e della tecnica vengono valorizzate e implementate da rara sensibilità. Eve Wolf è una pianista statunitense, svolge la sua attività nell’Upper East Side di Manhattan. È un’artista che vivendo in un luogo particolarmente ricco di contaminazioni artistiche così disparate riesce naturalmente ad esserne profondamente permeata. Con lei ho affrontato un interessante percorso sull’apprendimento mnemonico specificatamente riguardante la pratica pianistica. Spesso, infatti, ci si chiede come faccia un pianista a memorizzare le pagine e pagine di partiture eseguite sul palcoscenico… anche questo è un argomento estremamente interessante e avvincente! Dal suo incontro, inoltre, ho cominciato ad elaborare una nuova visione del mio percorso artistico. Una visione fatta delle tante sfaccettature che compongono il modo di essere di ogni artista. Arrivo infatti dal mondo della musica classica; la mia è una solida formazione tradizionale dove il percorso in Conservatorio è la base da cui ogni cosa si muove. Venendo in contatto con altri artisti e diverse forme d’arte, ho cominciato ad interessarmi appunto a come queste diverse forme artistiche potessero interagire fra di loro, arricchendosi a loro volta. Negli ultimi anni, oltre all’intensa attività didattica, mi dedico prevalentemente alla creazione di eventi generati da un mix di discipline artistiche, ma non solo.

Nel “Duo Euridice”, pianoforte e contrabbasso formano un connubio insolito. Come nasce questo progetto e che tipo di linguaggio sonoro vi caratterizza?

Il progetto di un duo composto da pianoforte e contrabbasso in realtà non nasce da un’intuizione artistica e musicale, ma da un’amicizia sui banchi del liceo con la Dott.ssa Laura Costantino. Laura, oltre ad essere psicologa e ipnotista alchemica, è una contrabbassista jazz, e dalla nostra voglia di suonare insieme è arrivato questo progetto di creare qualcosa di insolito e particolare. Abbiamo dunque mixato le nostre qualità e le nostre radici (io anima classica, lei anima jazz) creando un repertorio costituito da arrangiamenti di musica francese del Novecento. L’evoluzione di questa idea si è trasformata poi in un nuovo progetto, dove la musica diventa veicolo ipnotico.

A novembre scorso ha ricevuto due riconoscimenti: cosa rappresentano per lei, e in che modo rispecchiano il suo percorso artistico?

È per me un onore profondo e un’emozione sincera aver ricevuto sia il Fontane di Roma che il Sanremo Music Award. La musica, come l’acqua delle Fontane di Roma, scorre silenziosa ma essenziale, nutrendo la nostra memoria, il nostro pensiero e la nostra umanità. Il Sanremo Music Award omaggia sicuramente il mio lato più sperimentale. Entrambi i premi celebrano comunque non la mia persona, bensì tutti coloro che con me hanno camminato fino ad oggi, come il mio Maestro Marco Giovanetti, scomparso purtroppo pochi anni fa, per la sua guida rigorosa e poetica, i miei colleghi, i miei compagni di palco con cui ho condiviso sempre il rischio e la bellezza del fare Arte dal vivo.